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Il Marghine e la Planargia si trovano nella parte centro-nord-occidentale della Sardegna in una porzione di territorio che dalle regioni più interne e montuose della catena del Marghine degrada fino al mare.

Questo vasto territorio è considerato uno dei più interessanti della regione in quanto sono rappresentati quasi tutti gli ecosistemi caratteristici dell’isola, da quello montano a quello fluviale, da quello marino a quello costiero.

Le due aree conservano intatto un patrimonio ambientale eccezionale, oltre che importanti resti archeologici.

La presenza, nella zona di Bosa e di Alghero, dell’avvoltoio grifone, del corallo rosso e di fondali marini ancora vergini, sono una chiara testimonianza della natura incontaminata di questa area. Nell’altopiano del Marghine si trova la più alta concentrazione di monumenti di epoca prenurargica e nurargica di tutta la Sardegna, di particolare bellezza e importanza l’area del Tamuli, dove troviamo 3 tombe dei giganti e 6 pietre sacre di forma conica, la necropoli di Filigosa dove alle domus de janas si affianca il nuraghe di Santa Barbara con 4 torri laterali ed infine presso Birori troviamo le tombe dei giganti di Palattu e di Lossia.                        

I capoluoghi del Marghine e della Planargia sono, rispettivamente, Macomer e Bosa centri di riferimento per lo sviluppo locale legato alle antiche tradizioni sia artigianali, attraverso produzioni ricercate come il filet e la filigrana di Bosa, i cestini di asfodelo di Flussio, sia gastronomiche con sapori di mare e di terra accompagnati da vini anch’essi di produzione locale come la malvasia .

MACOMER, l’antica Macopsissa, città fondata dai Fenici sorge in una posizione panoramica e strategica per il suo importante nodo stradale che ha reso la città un grande centro commerciale e industriale sin dai tempi antichi.

BOSA, centro principale della Planargia, è una pittoresca cittadina che sorge in una eccellente posizione ai margini del fiume Temo che è l’unico fiume navigabile della Sardegna per un lungo tratto ed è considerato il colore e l’anima di Bosa

Le origini della città risalgono ai Fenici, in epoca medioevale, per sfuggire alla incursioni piratesche, il borgo si spostò alle pendici del colle di Serravalle sotto la protezione dei Malaspina.

Il Lungotemo assieme al quartiere medioevale di “Sa Costa”, le numerose e splendide chiese, alcuni pregevoli palazzi e le “Sas Conzas”, ossia gli antichi edifici per la lavorazione delle pelli, contribuiscono ad arricchire l’eterno fascino di Bosa.

Il Castello dei Malaspina domina la cittadina di Bosa dal colle di Serravalle è isolato dalla città ma la tradizione narra che sia collegato alla cattedrale e alla chiesa di San Pietro da gallerie e corridoi sotterranei.

Del castello costruito nel 1112 dai marchesi di Malaspina dello Spino Secco rimangono le torri e il muro di cinta al cui interno è rimasta in piedi la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos, costruita nel 300 dove si possono ammirare splendidi affreschi di scuola catalana.

Il quartiere medioevale di “Sa Costa” si è sviluppato intorno al colle dominato dal Castello, il rione è caratterizzato da un intreccio di vicoli che seguono le curve altimetriche del colle e scalinate in trachite su cui si affacciano le case dai più diversi colori pastello, spesso decorate in trachite rossa, disposte verticalmente, a schiera, orientate verso nord; questo apparente disordine dell’architettura in cui si mescolano abitazioni povere e edifici di pregio rende il quartiere “Sa Costa” un centro tra i più originali della Sardegna.

Di fronte al borgo medioevale di Sa Costa, sulla sponda opposta del fiume Temo, si affaccia il pittoresco quartiere conciario di “Sas Conzas” complesso architettonico della Bosa ottocentesca, considerato monumento nazionale in quanto splendido esempio di archeologia industriale.

La Cattedrale di Bosa, dedicata alla B.V. Maria Immacolata, fu edificata lungo la sponda destra del fiume Temo vicino al Ponte Vecchio nel XV secolo, non ebbe da subito il titolo di cattedrale ma solo quando la chiesa divenne sempre più un punto di riferimento importante per la comunità sostituendo di fatto la Cattedrale di San Pietro.

La Cattedrale di Bosa è stata ristrutturata nell’ottocento in tardo stile barocco piemontese di cui conserva tutta la sua maestosità, tuttavia l’edificio religioso più importante e più conosciuto di Bosa rimane la ex Cattedrale di San Pietro, la cui costruzione iniziò nel XI secolo e proseguì sino al XIII, è la più antica chiesa romana della Sardegna edificata sui ruderi di un edificio più antico lungo la sponda sinistra del fiume Temo a circa 2 km da Bosa alla quale è collegata da una strada costeggiata da oliveti e agrumeti ed è raggiungibile anche in barca .

La via più importante di Bosa è Corso Vittorio Emanuele anticamente era chiamata “Sa Piatta” con i suoi antichi palazzi dove in passato vivevano le famiglie nobili di Bosa .

Il paesaggio dell’entroterra bosano è caratterizzato dalla coltivazione dell’olivo sui versanti collinari che costeggiano entrambe le sponde del Temo.

La valle è circondata da rilievi montuosi di origine vulcanica variamente stratificati, l’area costiera è caratterizzata da promontori e insenature pittoresche, con sabbia ricca di ferro e utilizzata per la cura dei reumatismi.

La flora e la fauna sono invece fortemente influenzate dalla presenza del fiume, Bosa è infatti considerata un area molto importante in quanto ospita molti esemplari di avvoltoio grifone, possibile presenza della foca monaca specie minacciata di estinzione e corallo nei fondali attorno a Capo Marrargiu.

Bosa vanta tradizioni manifatturiere molto antiche e di grande pregio, quali la “filigrana” le cui origini potrebbero essere imputabili agli stessi fenici che la fondarono, ancora oggi operano bravissimi artigiani capaci di creare gioielli di rara perfezione, rielaborando la tradizione in linee più moderne ed originali ed il “filet” che è una antica arte di ricamo tramandata di generazione in generazione di madre in figlia per creare pizzi bellissimi e molto rinomati in tutta la Sardegna.

 

LA STRADA DELLA MALVASIA

La “Strada del vino e della Malvasia di Bosa” è un progetto, promosso dalla Comunità Montana Marghine Planargia, che ha aderito al “Progetto Vinest” iniziativa cofinanziata dall'Unione Europea nell'ambito del programma Recite in pratica una “rete” che promuove i legami tra le piccole aree di produzione dei vini di qualità DOC dell'Europa, al fine di tutelarne e valorizzarne le varietà e le peculiarità insieme con i loro territori e culture.

Al progetto “Strada del vino e della Malvasia di Bosa” hanno aderito sei Comuni, aziende vitivinicole, agrituristiche, hotel, ristoranti, che propongono la visita del territorio tramite diversi percorsi di interesse paesaggistico ambientale, culturale ed vitivinicolo.

La Malvasia è un vino nobile da meditazione ottimo anche per dessert e aperitivi, ottenuto dal vitigno Malvasia di Sardegna. La sua qualità è tutelata dal riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC), ha ottenuto importanti riconoscimenti (WSET AWARDS, di Londra) e numerosi articoli ne testimoniano la sua qualità.

 

TRADIZIONI

Questo territorio conserva intatto un patrimonio di antiche tradizioni artigianali attraverso produzioni locali particolarmente ricercate come gli splendidi cesti di Flussio ottenuti attraverso la lavorazione dell’asfodelo che è una pianta molto diffusa in Sardegna.

Arrivati a Tinnura si rimane meravigliati e stupidi dai suoi bellissimi “murales” indiscutibili opere d’arte eseguite sulle facciate degli edifici del paese. Il primo murales fu realizzato a Orgosolo nel 1969 negli anni della contestazione giovanile, da allora proseguirono le pitture sui muri anche di altri comuni descrivendo scene di vita quotidiana al fine di far conoscere le proprie tradizioni e i propri sentimenti popolari.

Per gli amanti della natura e del trekking è possibile, accompagnati da guide specializzate, ammirare il volo dei grifoni, questi rari rapaci presenti nell’entroterra bosano.

Per chi ama praticare il golf, a circa 40 km da Bosa si trova il famoso Golf Club Is Arenas premiato come miglior nuovo campo nel 2001. E’ un percorso da 18 buche (par 72) che si sviluppa in una pineta di circa 750 ettari sul mare all’interno di dune naturali caratteristiche della zona. (vedi percorso)

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